LA STORIA

Nasce nel 1972 l’esperienza di MCL quale sbocco di una stagione travagliata che aveva visto profonde lacerazioni nel mondo associativo cattolico in particolare con la “scelta socialista” che le Acli avevano compiuto nel congresso di Vallombrosa del 1970 che provocò il ritiro degli assistenti ecclesiastici da parte di Paolo VI°. Naturalmente questi erano solo aspetti di quel periodo burrascoso che portarono anche nella provincia bresciana alla nascita di MCL per iniziativa di alcuni sacerdoti e laici non disposti ad accettare che i principi della dottrina sociale della Chiesa venissero offuscati e negati da una ideologia marxista come se non avessero in proprio una forza di indirizzo per l’impegno dei cristiani nella società, nel lavoro, nella politica intesa come impegno per il bene comune nella “città”. Quello di S. Maria della Vittoria fu il primo dei circoli della provincia ad aderire a MCL per la determinante spinta dell’allora parroco Padre Narciso Barlera e dei dirigenti del tempo che avevano potuto attingere alle valutazioni ed al consiglio di Mons. Enzo Giammancheri che aveva partecipato, con padre Bartolomeo Sorge, ad alcuni seminari formativi del gruppo che si andava costituendo a livello nazionale. Subito il movimento si diffuse in città e provincia: anche qui vanno ricordati la passione ed il coraggio di don Nicola Pietragiovanna, padre Luigi Zini, don Francesco Mattinelli, mons. Vittorio Bonomelli, don Giovanni Saleri nell’ufficio del quale si riuniva il primo coordinamento provinciale.

Sono passati trentacinque anni ma sembrano secoli anche se non è mutato lo spirito che anima MCL all’impegno di promozione di una partecipazione responsabile di laici nella Chiesa attraverso la dimensione della testimonianza e dell’annuncio soprattutto negli ambienti di vita e di lavoro senza pensare che tutto tocchi ai preti e ai Vescovi, in questo valorizzando le grandi potenzialità di un cammino interassociativo.
Tra i punti cardine dell’impegno di MCL vanno messi la questione antropologica, giustamente considerata la nuova questione sociale; una sussidiarietà che ridia alla famiglia la centralità dovuta; il lavoro quale valore ed ancora “chiave essenziale” per lo sviluppo della società; il superamento della distinzione tra capitale e lavoro attraverso un rapporto nuovo che ci deve essere tra impresa e lavoratori con adeguate modalità di partecipazione alla gestione, proprietà e utili dell’azienda; il riconoscimento della “soggettività politica” dell’associazionismo, evitando di pensare che tutto si risolva nello scegliere una parte politica ma che occorre riprendere un cammino di crescita e coesione delle comunità, a partire da quelle locali, dove la persona reale, con le sue emozioni ed i suoi bisogni, può essere messa al centro dell’attenzione ed aiutata a rendersi protagonista responsabile della propria vita. Ai tradizionali punti di ritrovo formativi e ricreativi si sono aggiunti negli anni spazi di erogazione di servizi alla persona mentre continua ad essere forte ed evidente la necessità di offrire occasioni di approfondimento su questioni rilevanti della realtà e della vita quotidiana che hanno sempre più bisogno di una presenza attiva di laici cristiani motivati e determinati affinché valori e principi non vengano penalizzati da scelte di convenienza, da interessi di parte e da quel relativismo etico e culturale che Papa Benedetto XVI° ha indicato come il più grave pericolo del nostro tempo.